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L'architettura del mercato globale e la egemonia di valori che hanno retto il mondo fino a oggi si cristallizzano dopo che l'aeronautica militare di un paese creato da puritani anglosassoni nel settentrione del nuovo mondo alla fine del 700' lanciasse su centinaia di migliaia di civili ignari due artefatti di potenza tale che fecero evaporare due città in un batter d'occhio.

Il nome segreto del progetto tramite il quale si arrivò allo sviluppo di questa inedita tecnologia faceva riferimento al luogo che permetteva coordinare le persone, le risorse e le istituzioni necessarie per tale scopo e, allo stesso tempo, di nasconderli: Manhattan, quartiere di New York. Al tempo il territorio urbano più densamente popolato della terra.

Dalla seconda metà del XIX secolo erano approdati oltre 20 milioni di immigrati dell'oltre oceano che finiranno per costituire una diversità demografica con pochi paragoniSolo Buenos Aires ne potrebbe essere paragonata, che verso la prima guerra mondiale aveva già decisamente una più elevata percentuale di popolazione immigrante che NY. Nel corso del '900 città asiatiche potrebbero aver vissuto fenomeni simili ma sempre di popolazioni dello stesso paese, con lingue, religioni e culture uguali o molto simili.. La crescita verticale della città, l'incoronazione come il porto più attivo al mondo, la robustezza e diversificazione economica e il fiorire artistico creano un mito che ancora sopravvive nell'inconscio globale.

Sull'altra sponda della modernità, la velocità con la cui i paesi che compongono l'URSS passano da essere società strutturalmente contadine ad essere i primi a mettere in orbita un satellite artificiale è tale come per far fiorire un'altra mitologia tecnopolitica. Lo Sputnik ISputnik I non sarà la prima né l'ultima di una saga di prodezze che prometteva una vita lunga ma che si spegne prima del previsto.

Dentro quella apparente polarità, dove le premesse di produttività industriale e sul progresso tecno-scientifico erano condivise da entrambi i blocchi, la sottomissione dell'ingegno collettivo a scopi quasi esclusivamente statal-militari — senza lasciare spazio alla sperimentazione dal basso — non si è dimostrata la migliore delle strategie: quando la vita quotidiana viene eccessivamente regimentata e ridotta a performance dettataEverything Was Forever Until It Was No More, le tante ambite novità finiscono per annegarsi.

Il divenire tecnico di una società è in rapporto diretto al suo ingegno collettivo, ovvero alla circolazione delle nozioni che si costituiscono come sapere sociale accumulato e si riproducono nel quotidiano. Incontri che sostengono lo sviluppo quotidiano delle relazioni sociali che sono sempre relazioni di produzione.

Tutta relazione ha bisogno di un medio per essere tale. Le parole sono un medio. Il denaro lo è. Le strade lo sono. Un bicchiere, una sedia, e anche il pane. Il colore e le finestre. Un tetto o la sua mancanza. Il riscaldamento e l'aria condizionata. Le auto, le biciclette, le scarpe e anche, le bombe.


Manhattan

La storia è molto conosciuta nel mondo degli studi urbani: Robert Moses, in possesso di dodici incarichi pubblici, molti dei quali contemporaneamente, nello stato e nel comune di New York, avvia un insieme di lavori pubblici molto ambiziosi e aggressivi che vanno dalla creazione di parchi e piscine alla proiezione di tredici autostrade urbane passando per la riqualificazioni di interi quartieri.

Il dopoguerra lo incorona subitamente e nel 1946 viene dichiarato "coordinatore di costruzione" della città. Sull'onda dell'urbanistica moderna si muove inarrestabilmente finché nel 1959 il suo progetto di prolungare la Fifth Avenue attraverso il Washington Park viene frustrato da una mobilitazione collettiva guidata da una giornalista che trattava tematiche di urbane e di architettura.

Dieci anni dopo, Jane Jacobs, la giornalista in questione, riuscirà a frustrare un piano decisamente più colossale: la Lower Manhattan ExpresswayLower Manhattan Expressway, un'autostrada di dieci corsie che avrebbe spaccato in due e sformato la città. Nel frattempo, pubblica un manifesto urbanisticoThe Death and Life of Great American Cities nel quale denuncia la pianificazione moderna e pregia apertamente l'alta densità abitativa.

Questo libro, che la catapulta allo status di celebrità, viene introdotto con il giorno in cui conosce il North End di Boston. Quello che vede la colpisce così tanto che assicura di essere entrata in un bar per telefonare un suo amico impiegato al comune per chiedergli quanto e come fosse stato investito ultimamente nel quartiere. Lui, pensando di essere preso in giro, rispose che quello era uno dei peggiori slum della città e che prima o poi andava rasato e ricostruito.

"Dovete costruire più slum come questo!", rispose Jacobs. Il North End aveva tutto quello che secondo lei ne aveva bisogno una città. "La complessità organizzata"

Non sappiamo se lei fosse al corrente, però poco meno di venti anni prima di questa conversazione, un giovane sociologo di nome William Foote Whyte pubblicò un libro sulle sue ricerche su quello stesso quartiere - mascherato sotto il nome fittizio di Cornerville, per non svelare qual era il quartiere in questione, che al momento era considerato, in parole di Whyte, come "misterioso, pericoloso e deprimente". Il titolo era Street Corner SocietyStreet Corner Society, uno studio sulle dinamiche di potere interne ed esterne di un gruppo di ragazzi, i loro rapporti con il mondo della politica, il lavoro, lo sport, l'università e la malavita.

Il libro prende il nome dal posto dove alcuni dei ragazzi trascorrono la maggior parte della loro vita e al quale provano a tutti costi di afferrarsi. La fama di questa ricerca è dovuta al suo modo originale di raccontare dettagli della quotidianità e delle relazioni intersoggettive assieme a un modello di indagine inedito.

Questa rinnovata attenzione per metodologie qualitative si stava cuocendo nel dipartimento di Sociologia e Antropologia della University of Chicago, i cui ricercatori dovettero far fronte alle mutazioni sociali che la città stava precipitosamente subendo. La "città" si stabilisce come oggetto di studio, trasformandolo nel laboratorio dove studiare "la natura umana e i processi sociali". Loro lo fanno buttandosi genuinamente nel campo e il risultato fù l'apertura della ricerca sociale alla trama qualitativa della vita nelle società urbane moderne.

Ma "la mancanza d'interesse per la parte della scuola di Chicago per le forme edificate tridimensionali era sorprendente". Le loro innovazioni teorico-metodologiche ignoravano l'ambiente edificato. Per loro, la città era un insieme di concetti, parole, schemi di valori che circolavano e poteva interpretarsi "bidimensionalmente" senza l'influenza della composizione materiale tridimensionale, ovvero architettonica, della città.


Città

Partiremo di una nostra definizione arbitraria della città che ci aiuterà a selezionare i nostri oggetti di studio e, allo stesso tempo, modificarla e mettere in crisi la stessa definizione.

La città e l'insieme dei mezzi generatrici di società. La trama semiofisica sulla quale si riproduce la vita.

Oggi le discussioni che girano attorno all'urbanistica godono di una grandissima diffusione. La quantità di fronti sui quali si aprono polemiche è sempre crescente: lo spazio pubblico, la "natura" in città, la crisi abitativa, il prezzo degli affitti, la mobilità, le macchine, le biciclette, (il tram!), la turistificazione dei centri storici, gli studentati, gli affitti brevi, lo sgombero di centri sociali, la gentrificazione.

Procurarsi quello che nessun'altra specie ha problemi a procurarsi, cioè un tetto sopra la testa, è un'odissea. Contemporaneamente, in Italia, dove la popolazione diminuisce, le quantità di cemento che si versa sui suoli, no. I resti dell'architettura e della pianificazione moderna contrastano come ferite che tracciano un fuori e un dentro della vita godevole. Lo spazio pubblico subisce un processo di mercificazione. I quartieri che si costruiscono sono composti di edifici a prima pianta vuota, dove i marciapiedi sono cancellati appositamente.

Possiamo dire che gran parte dell'urbanistica di oggigiorno è urbicida: cancella deliberatamente le infrastrutture urbane che sostengono la vita sociale. Sono fatte apposta per farsi che la street corner society non possa mai nascereStreet corner Bologna.

Evidentemente gli oggetti tecnici hanno un ruolo determinante nel creare società, nel tessere la maglia degli incontri. E quel dibattito deve essere ampliato. Senza espandere la concezione di quello che è città all'insieme delle tecniche siamo destinati a fallire.

I passeggini che passano con dentro un neonato, con un telefono in mano, lo sguardo perso nello schermo e le orecchie dirette al suono che procede dall'apparecchio: quel bambino invece che creare un rapporto con la città dove sta la persona che lo porta, sta in un'altra, dando i primi passi nella scuola della ipercompetitività. I gesti quotidiani sono sempre di più colonizzati da apparecchi algoritmici esterni. Sembrerebbe che nell'orizzonte automatizzato di una tecnologia che si muove sotto i disegni di interessi economici sempre più astratti, gli oggetti di cui abbiamo bisogno per avere un vita piena diventino indipendenti dalla nostra volontà e quindi anche i nostri desideri e aspirazioni.


L'angolo

Un angolo è l'unità basica della città, il suo pezzo irriducibile, l'infrastruttura essenziale. Intersezione, incrocio, deviazione, incontro, differenza, rottura dell'unicità, combinazione, il posto dove una cosa smette di essere per cominciare ad essere altra. Tutto è un angolo in realtà, tutti gli elementi individualizzabili sono un angolo.

L'angolo rappresenta la disposizione necessaria, il movimento fisico necessario per far sì che, almeno, due linee si incontrino, e due linee che si incontrano creano società, mettono in moto il pensiero, il sentimento della società, che è quello che, alla fine, ci interessa.

I mattoni possono essere di innumerevoli forme e consistenze e, per tanto, creatrici di angolazioni diverse ed incontri diversissimi. Mattoni diversi creano prossemiche diverse, situazioni microstoriche che possono solo essere colte da una sensibilità qualitativa.

Street Corner Society si propone un'esplorazione del gradiente complesso di pratiche che si svolgono negli angoli del mondo. Esplorare il suo uso concreto, la loro storia e mutazioni. Imparare da loro e capire futuri possibili.

Perché Street Corner Society?

Il gioco di parole scelto da Whyte mette in rilievo l'importanza dell'infrastruttura raggruppante e che necessariamente rimette alla forza particolare dei luoghi-oggetti. La società dell'angolo di strada ci interpella come oggetto doppio che riesce a riassumere quello che ci interessa mettere in evidenza.

Percepiamo che quelli che studiano i soggetti dimenticano gli oggetti (Materialisti senza materia!), e quelli che studiano gli oggetti dimenticano i soggetti. Noi vorremo situare il nostro sguardo in questa intersezione: Street Corner Society. Due discorsi paralleli che si presentano in un dualismo ridicolo. Due mondi che si disputano la stessa cosa. Gli uni che parlano di città ma mai pronunciano tetto, parete, colonna, colore; gli altri che parlano di società e difficilmente articolano un discorso coerente e sincero sulle credenze, valori, istituzioni e simboli che strutturano le società umane.

Jacobs crede che le città si evolvono come le lingue: costruzioni storiche fatte da milioni di persone che le parlano. "Malgrado gli sforzi verso la pianificazione centralizzata", il linguaggio testardamente tende a fluire nel proprio modo ricco, multivalente e colorato. Similmente, malgrado i tentativi degli urbanisti di progettare e stabilizzare la città, quest'ultima sfugge ai loro tentativi di afferrarla, essendo continuamente reinventata e trasformata dai suoi abitanti.

L'angolo di strada rappresenta quella sidewalk culture, contro la quale "architetti e urbanisti affascinati da modelli in scala e vedute a volo d'uccello" fanno la guerra. Cultura del marciapiede composta da oggetti e infrastrutture che sostengono forme di vita.

Street Corner Society è un posizionamento che rispecchia il nostro oggetto di interesse e la metodologia per conoscerlo. Street Corner è l'infrastruttura che sostiene la vita in comune. Gli angoli che coordinano i desideri collettivi. Rappresenta, allo stesso tempo, un metodo e un oggetto.

Le città sono la somma di tanti piccoli atti, di tanti angoli: delegittimando la forza imbrigliante della pianificazione, l'abitante è di nuovo soggetto, rivendica il potenziale creativo dei suoi gesti, della sua presenza nella città. Per Street Corner Society intendiamo comunità, corpo collettivo e luogo, modus operandi e coreografia urbana (modi, traiettorie, ritmi), nega ostinatamente la possibilità di pianificazione capillare e normante dello spazio, a partire da come i corpi occupano lo spazio e il tempo, quelli condivisi, nello spazio e nel ritmo della vita in comune.

È l'innesco, è una pratica ostinata e sotterranea, un movimento in sordina tra le pieghe della città contemporanea. Osserva, si interroga, prova a imitare, a immedesimarsi, a mettersi nei panni di; prova a raccontare, anche. Quali piccoli atti, cambiamenti o, appunto, inneschi, possono aprire l'uso quotidiano all'imprevisto, all'alterità e, quindi, a nuovi modi di relazionarsi con lo spazio e chi lo attraversa?

È un pedone, un fannullone, un frequentatore abituale, un passeggiatore, un avventore di bar di quartiere, un umarell, un curiosone, un habitué, un viaggiatore, un passante attento, un bambino che corre e gioca in piazza, un residente che usa le scorciatoie per evitare i turisti, un romantico che chiede informazioni a voce e si muove con la cartina pieghevole, per spirito pratico, per perdersi, se occorre.

Come si può giocare con la complessità urbanistica e il desiderio di deriva? Quali spazi può trovare nelle rigide regole della vita quotidiana e in ciò che, per (sopra)vivere siamo tenuti a fare? In quale punto della giornata e in quali luoghi della città possiamo aprire dei varchi? E se lo spiraglio lasciasse entrare altre persone? Chi cammina a fianco a noi, in strada, sotto i portici? Utenti o abitanti? Passanti o compagni?

Rimpicciolire, affinare, diminuire, rallentare: Street Corner Society è in sottrazione. Come altro potremmo sfilarci dal produrre, dall'imperativo ad aggiungere a affermare a convincere? Osservare, piuttosto e proporre alterando ciò su cui lo sguardo non si sofferma per abitudine. Allenare alla piccola variazione. Intuizione al posto dell'automatismo, improvvisazione al posto dell'assuefazione, messa in crisi al posto della neutralizzazione.

"La vita è qualcosa che si affronta caso per caso" p. 80. Questa stessa sensibilità occorre applicarla ad ogni angolo di strada. "I grandi piani ci rendono inadatti ai cambiamenti che non erano stati considerati durante la loro redazione; essi ci inducono persino a non renderci conto dei cambiamenti quando questi diventano evidenti".

La pianificazione urbana pretende di scrivere lo spazio: usa la stessa retorica richiesta dai bandi nella produzione di sapere quantitativo. Fare lo sgambetto alla messa a valore dell'uso della città, come bene collettivo. Senza romanticizzare, pensare alla città come organismo, ecosistema di corpi, abitata in trasformazione, casa, rifugio, opportunità creativa, arte e eros, pratica.

Street Corner Society riporta l'attenzione verso il fuori, la strada come luogo di vita reale, spazio non solo pubblico ma condiviso; non solo percorso dalle macchine ma attraversato dai pedoni, vissuto dagli abitanti. Non uno spazio di separazione ma di messa in relazione.


Contro il sogno accelerazionista dei Le Corbusier.

Il pilota dell'aereo che sorvolò Hiroshima momenti prima di quello che lanciò la bomba per accertare che le condizioni climatiche erano le ideali e che diede l'OK per buttarla stabilì un rapporto epistolare con Günther Anders, filosofo per il quale la bomba atomica fu oggetto centrale delle sue riflessioni. La bomba marcava una nuova epoca tecnica. "L'uomo è antiquato" proclamò: "la tecnica è il divenire il soggetto della storia".

Parole che, nel nostro presente, hanno attualità palese. L'automatizzazione grammaticale generativa fa sì che ogni giorno che passa, le cose si relazionano di più con le cose - vale a dire, le mercanzie con le mercanzie. Le cose si relazionano con le cose usando come mezzo le persone invece che al contrario. Questo mette in moto una concorrenza generalizzata nel quale il linguaggio e le possibilità infrastrutturali si indipendizzano del conato e della creatività delle persone.

La sostanza di tale concorrenza non è altro che lo scambio di segni che promulgano schemi di valutazione, resi possibili dalle piattaforme di comunicazione fornite da un gruppo iperconcentrato di aziende il cui modello di business si basa sulla vendita di pubblicità.

Questo panorama si presenta come una guerra generalizzata sulla vita in generale. Dove stiamo andando? Semiconduttori, criptovalute, terre rare. Una carriera che sembra marciare verso Marte ma per le maggioranze marcia verso l'abisso. Una logica che ha pervaso l'intero globo.

Oggi più che mai l'innovazione è nascosta e lontana dalla gente. Parole, gesti, amore, tutto il linguaggio è stato colonizzato. Con il matrimonio tra IA e piattaforme siamo diventati noi l'oggetto ad essere innovato!

Street Corner Society si propone esplorare le pieghe della città per capire le trasformazioni storiche delle dinamiche descritte. Ci interessa scoprire dove è che il bene di uso, il concreto fiorisce ancora. Imparare da loro, capire la loro scomparsa, immaginare nuove combinazioni.

La ricerca di biforcazioni, capire la maglia di angoli che compongono le città e capire a quale "deviazione di uso potrebbero dar luogo".

Street Corner Society e la ricerca cosmotecnica.

In definitiva quello che Jacobs vedeva nel North End non era altro che una maglia, una rete di angoli che marcavano il ritmo di uno specifico gesto collettivo che faceva battere il ritmo di una vita desiderata.

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